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Orientamento in entrata
Un'iniziativa ad hoc per
definire i “Saperi essenziali”
Si è sviluppata nell'ambito del progetto Sestante attraverso delle azioni concrete: i focus group e il monitoraggio di ciò che ogni facoltà ha fatto per cercare di superare il gap inerente ai saperi essenziali della scuola superiore e dell’Università

Dare continuità formativa al percorso degli studenti che concludono gli studi della scuola secondaria e decidono di iscriversi all’Università. Ad occuparsene attraverso una serie di azioni ad hoc è l’iniziativa denominata “Saperi essenziali”, elaborata nell’ambito del progetto Sestante.
Un obiettivo che il Cot, il Centro di orientamento e tutorato di Ateneo, ha cercato di perseguire già negli anni passati attraverso un progetto finalizzato a definire i saperi essenziali, cioè le conoscenze minime richieste allo studente che intende iscriversi ad un corso di studio.
La nuova iniziativa si è sviluppata attraverso delle azioni: i focus group e il monitoraggio di ciò che ogni facoltà ha fatto per cercare di superare il gap inerente ai saperi essenziali della scuola superiore e dell’Università.
I focus group si sono tenuti con la partecipazione dei responsabili dell’orientamento di ogni facoltà, al fine di mettere in evidenza i problemi e presentare le soluzioni. Il problema fondamentale è quello che riguarda i test di auto-valutazione da somministrare, si è pensato, al quarto anno della scuola superiore, per consentire agli studenti di valutare il loro debito formativo rispetto ai saperi essenziali della facoltà in cui intendono iscriversi.
Un altro tema oggetto di analisi è l’organizzazione dei corsi di recupero, in quanto è necessario definire i tempi e i modi: chi deve tenerli? E quando?
Infine, si è pensato di realizzare un evento, gestito dall’Ateneo, di un giorno o una settimana, in cui ogni facoltà ha la possibilità di auto-presentarsi, organizzare visite per far conoscere le proprie strutture e diffondere le informazioni sui servizi che offre per i suoi studenti.
Per quanto, invece, riguarda l’azione di monitoraggio, interessanti i i dati emersi. Nove facoltà su dodici hanno all’interno dell’offerta formativa corsi a numero programmato. Di queste, il 50% si rivolge ad enti esterni per predisporre i test di accesso. “Ritengo che questa sia una stortura che il progetto deve tentare di evitare - dichiara la professoressa Valeria Andò, responsabile dell’iniziativa – in quanto dovrebbero essere le singole facoltà ad occuparsene”.
Inoltre, dai dati emersi 8 facoltà su 12 hanno intrapreso già qualche intervento, come l’organizzazione di corsi frontali, laboratori, seminari. Si è trattato di singoli interventi da parte di singoli docenti. “Occorre che tutte le facoltà se ne occupino in modo continuo e coordinato a livello centrale – dice la professoressa Andò. - Credo che l’Università debba rispondere in maniera positiva alla richiesta di cultura proveniente dagli studenti - conclude . - Considerato che ci sono dei corsi di laurea a numero programmato, è giusto che gli studenti sostengano un test di accesso definito dalla facoltà e non da enti esterni, che possano iscriversi con un debito formativo, che debba essere colmato frequentando corsi di recupero organizzati dalla facoltà. Il test d’accesso, se predisposto da enti esterni, non garantisce la qualità dello studente e dei saperi essenziali” (in alto studentesse
allo sportello informativo del Cot, al secondo piano dell'edificio 2, in viale delle Scienze).
Antonella Mulé

(9 aprile 2008)

080409mule

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